La Svolta… a Monza

4 commenti

  1. Dopo aver visto il film all’Urban Center di Monza, ho voluto rivederlo di nuovo due giorni fa’: in una rassegna del Milano Film Festival dal titolo denso ed ineludibile, “COLPE DI STATO”.

    E rivedere la COLPA DI STATO perpetrata a Taranto e’ stata ancora un’esperienza forte, tanto da render arduo qualsiasi distacco critico, tanto da rafforzare il senso di solidarieta’ e rispetto assoluto per chi La Svolta l’ha vissuta e vive ancora (e per chi ha voluto e saputo raccontarla).

    Vi e’ un’antitesi fortissima alla base di questo racconto intrecciato di molte storie, tutte semplici ed infauste.

    La dignita’ sacra del dolore: nello sguardo luminoso di coraggio della madre del bimbo condannato all’autismo dai veleni ambientali; nelle mani contorte di un’altra madre: che si intrecciano e si agitano ancora nello spasimo del raccontare ancora la morte ‘bianca’ -ma bianca per chi? – di un figlio ragazzino; nelle parole d’amore struggente di una donna per il suo uomo: un padre ammazzato dal proprio lavoro e mai tornato a casa ed ancora tanto amato da esser vivo in quella casa e presente come fantasma a chi assista allo strazio…

    E di contro, l’indegnita’ impudente e rivoltante del profitto, quale che sia il costo: nel microfono strappato e sottratto a chi tenta di indagare una realta’ negata ed illegale; nel confezionare almanacchi statistici a fondamento di una pretesa fisiologia delle catastrofi aziendali; nel concentrazionismo a misura di fabbrica del lager “Palazzina LAF”; nell’ideologia dell’homo homini lupus, trionfante nella vicenda di un’altra delle donne de La Svolta: quella che con infinito pudore racconta l’infamia che l’ha privata del lavoro, per mano di un disgraziato collega precario ricattato a sua volta per bisogno di lavoro.

    Infine, nel film, c’e’ – importantissima! – la denuncia di un nome e di un cognome: Emilio Riva, industriale lombardo, quale responsabile non solo morale di tali inferni in terra.
    Senza quel nome e senza i riferimenti ai poteri forti ai quali quel nome rimanda, il film non sarebbe stato all’altezza del suo titolo e del coraggio delle donne e degli uomini che racconta.
    Ed invece e’ pienamente all’altezza, indiscutibilmente.

    Da pugliese che in Lombardia lavora e vive, io spero vivamente che la denuncia pubblica di quel nome – a Monza, a Milano e in tutta la Lombardia – risuoni come allarme devastante e ineludibile per le certezze di tanti.

    Grazie davvero a LA SVOLTA!

  2. “Qualcosa puo’ e deve cambiare ! ”
    Ex dipendenti mogli e madri. Donne che raccontano della loro vita e dei loro drammi. Delle loro speranze.
    Una regista che ci parla di “bocche impastate dalla polvere” e della vita nel quartiere Tamburi e che, con una semplicita’ disarmante ti chiede “perche’ di tutto questo?”
    Una utile serata a Monza.
    Grazie

    • grazie a te angelo, a tutti voi di avermi invitata!
      spero a presto
      valentina

    • ..è un film autentico che si inserisce nella migliore tradizione del cinema italiano di denuncia.
      Andrebbe visto con attenzione, e con altrettanta attenzione osservati i volti, i luoghi, ascoltate le storie.
      Andrebbe visto per comprendere che forse val la pena di cambiare lo stato delle cose…


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