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2 giugno 2010
Categorie: Senza Categoria . Tag:brianza, diossina, federazione della sinistra, ilva, inquinamento, la svolta donne contro l'ilva, monza, morti sul lavoro, silvia buzzelli, valentina d'amico, vincenzo ascrizzi . Autore: valentinadamico
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Dopo aver visto il film all’Urban Center di Monza, ho voluto rivederlo di nuovo due giorni fa’: in una rassegna del Milano Film Festival dal titolo denso ed ineludibile, “COLPE DI STATO”.
E rivedere la COLPA DI STATO perpetrata a Taranto e’ stata ancora un’esperienza forte, tanto da render arduo qualsiasi distacco critico, tanto da rafforzare il senso di solidarieta’ e rispetto assoluto per chi La Svolta l’ha vissuta e vive ancora (e per chi ha voluto e saputo raccontarla).
Vi e’ un’antitesi fortissima alla base di questo racconto intrecciato di molte storie, tutte semplici ed infauste.
La dignita’ sacra del dolore: nello sguardo luminoso di coraggio della madre del bimbo condannato all’autismo dai veleni ambientali; nelle mani contorte di un’altra madre: che si intrecciano e si agitano ancora nello spasimo del raccontare ancora la morte ‘bianca’ -ma bianca per chi? – di un figlio ragazzino; nelle parole d’amore struggente di una donna per il suo uomo: un padre ammazzato dal proprio lavoro e mai tornato a casa ed ancora tanto amato da esser vivo in quella casa e presente come fantasma a chi assista allo strazio…
E di contro, l’indegnita’ impudente e rivoltante del profitto, quale che sia il costo: nel microfono strappato e sottratto a chi tenta di indagare una realta’ negata ed illegale; nel confezionare almanacchi statistici a fondamento di una pretesa fisiologia delle catastrofi aziendali; nel concentrazionismo a misura di fabbrica del lager “Palazzina LAF”; nell’ideologia dell’homo homini lupus, trionfante nella vicenda di un’altra delle donne de La Svolta: quella che con infinito pudore racconta l’infamia che l’ha privata del lavoro, per mano di un disgraziato collega precario ricattato a sua volta per bisogno di lavoro.
Infine, nel film, c’e’ – importantissima! – la denuncia di un nome e di un cognome: Emilio Riva, industriale lombardo, quale responsabile non solo morale di tali inferni in terra.
Senza quel nome e senza i riferimenti ai poteri forti ai quali quel nome rimanda, il film non sarebbe stato all’altezza del suo titolo e del coraggio delle donne e degli uomini che racconta.
Ed invece e’ pienamente all’altezza, indiscutibilmente.
Da pugliese che in Lombardia lavora e vive, io spero vivamente che la denuncia pubblica di quel nome – a Monza, a Milano e in tutta la Lombardia – risuoni come allarme devastante e ineludibile per le certezze di tanti.
Grazie davvero a LA SVOLTA!
“Qualcosa puo’ e deve cambiare ! ”
Ex dipendenti mogli e madri. Donne che raccontano della loro vita e dei loro drammi. Delle loro speranze.
Una regista che ci parla di “bocche impastate dalla polvere” e della vita nel quartiere Tamburi e che, con una semplicita’ disarmante ti chiede “perche’ di tutto questo?”
Una utile serata a Monza.
Grazie
grazie a te angelo, a tutti voi di avermi invitata!
spero a presto
valentina
..è un film autentico che si inserisce nella migliore tradizione del cinema italiano di denuncia.
Andrebbe visto con attenzione, e con altrettanta attenzione osservati i volti, i luoghi, ascoltate le storie.
Andrebbe visto per comprendere che forse val la pena di cambiare lo stato delle cose…