di Annalisa Dordoni su Le Monde Diplomatique
Da poco presentato alla giornata degli autori al Festival di Venezia e al Milano Film Festival, questo documentario prodotto da Filmare con il contributo della Apulia Film Commission racconta il dramma delle donne dell’Ilva di Taranto, mogli e madri di lavoratori uccisi dalla mancanza di sicurezza sul posto di lavoro: una lavoratrice pesantemente mobbizzata, una donna che semplicemente abita nella zona e per l’inquinamento da metalli si sveglia una mattina paralizzata.
Valentina D’Amico attraverso interviste e immagini d’archivio mostra il lavoro in fabbrica all’Ilva nella sua spietatezza: in un primo tempo cattedrale nel deserto – che da un lato riempie di speranza gli abitanti della zona, dall’altro assume connotazioni di ricatto essendo per molti l’unica opportunità di lavoro possibile -, e poi luogo di repressione di qualsiasi richiesta di miglioramento, tanto da mantenere a lungo un reparto confino in cui lavoratori e lavoratrici accusano gravi disturbi di ansia e depressione. Per non parlare poi del territorio, un angolo di paradiso naturale sventrato e sfigurato dalla costruzione dello stabilimento e quotidianamente violentato dall’emissione di sostanze tossiche. E non si tratta di racconti che appartengono al passato, ma della storia recente di un paese che ancora ha altissime percentuali di infortuni e morti sul lavoro; un paese in cui la sicurezza, e il rispetto del territorio, in realtà sembrano non contare a fronte della sete di profitto – dei datori di lavoro – e della rincorsa al capitale – da parte dei governi – nell’ottica di una competitività che, come sempre – ma ancor di più in tempi di crisi – scarica i costi su ambiente e lavoratori invece di investire in ricerca e innovazione.
Una storia di donne e uomini che cercano giustizia, ma anche una storia paradigmatica di quella “modernizzazione senza sviluppo” tutta italiana che ci portiamo dietro dal boom economico: con maggiori garanzie normative, ma con la stessa logica al ribasso che contraddistingue il capitalismo nostrano.
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