Palazzina Laf


“Il giorno in cui misi piede nella Palazzina Laf pensai di essere finito in manicomio”. Gianbattista De Padova, ex responsabile ufficio acquisti dell’Ilva di Taranto, ricorda così l’internamento nel lager Palazzina Laf.

Qui proponiamo un estratto della ricostruzione della vicenda Laf, pochi secondi, dal documentario.

Un reparto punitivo all’interno della più grande acciaieria d’Europa, guidata da uno dei più stimati imprenditori italiani. Questo è stata la Laf (laminatoio a freddo). Gli impiegati-internati passavano turni di lavoro interi senza far nulla. Otto ore di fila, per più di un anno e mezzo, senza un computer, un telefono, un fax. Spesso in piedi, le sedie non bastavano per tutti. In balia del caldo, del freddo, “le finestre non si potevano chiudere ermeticamente” ricorda oggi Gianbattista De Padova, ex dipendente Ilva, anche lui confinato nella Laf. 
Sorvegliati a vista da un vigilantes. Scansati dagli altri colleghi, come fossero appestati. “Evidentemente – dice De Padova – avevano avuto disposizioni di non parlare con noi”. 
Un lager in una fabbrica italiana, a Taranto, negli anni 1997-1998. Non nell’ 800, agli albori delle conquiste sindacali.

L’obiettivo di Riva era sfiancare la resistenza dei lavoratori per costringerli a licenziarsi. Ridurre il personale nel più breve tempo possibile senza essere costretto a passare attraverso le lungaggini delle procedure contrattuali e per evitare le prevedibili reazioni sindacali.

Sono stati 70 i dipendenti rinchiusi nella palazzina. Molti di loro si sono ammalati di depressione, alcuni hanno tentato il suicidio.

La palazzina Laf oggi non esiste più, è stata sequestrata dalla Procura di Taranto nel novembre del 1998. La sentenza della Cassazione, del marzo 2006, ha stabilito che la Laf è stato “uno strumento coartatorio” servito “a liberarsi, a mo’ di vera e propria decimazione, di un certo numero di impiegati, non più giovani e di ragguardevole anzianità di servizio, quasi tutti rei di qualche “mancanza” nei confronti della dirigenza”. Emilio Riva è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione, il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso a un anno e otto mesi. Per tentata violenza privata e per frode processuale: durante le fasi del processo tentarono di ripulire la palazzina per cancellare ogni prova. Oltre a Riva e Capogrosso sono state condannate altre nove persone, tra dirigenti e quadri d’azienda.

1 commento

  1. […] dopo aver subito anche l’umiliazione di essere reclusi durante le ore lavorative nella “Palazzina Laf“: una struttura detentiva presente all’interno del siderurgico utilizzata fino al […]


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