Coolclub: Donne contro l’Ilva di Taranto

Donne contro l’Ilva di Taranto

di Pierpaolo Lala su Coolclub

Taranto è a pochi chilometri da Lecce, dove vivo. Eppure, io, a 33 anni, ci sono andato poche volte. La prima è stata nel febbraio 1995. Faceva freddo. Presi il treno, anche quello per la prima volta, con molti altri ragazzi, e arrivai nella città dei due mari per la mia visita militare in marina. Tre giorni e tre notti da tarantino non sono certo bastate per capire quello che nella città si muoveva. Nel corso di questi quindici anni sono andato a Taranto credo tre o quattro volte. Una città vicina eppure così distante. Da piccolo, ricordo, pensavo a Taranto come una grande città lontana, come Bari, e ricca. Perché, così ci insegnavano a scuola, a Taranto c’erano le fabbriche, c’erano le industrie, c’era il lavoro, c’erano gli operai. E a Lecce no. E poi quando passavo vicino Taranto vedevo il fumo rosso e un po’ mi impressionavo, pensavo a realtà da fumetto come Gotham City. A distanza di anni ho imparato a conoscere le contraddizioni di quella città, leggendo le cronache della crisi, i romanzi di Cosimo Argentina e Mario Desiati e guardando gli spettacoli teatrali di Alessandro Langiu. Quella Puglia tanto amata fuori dalla Puglia, portata ad esempio come virtuosa immagine di un’Italia che cambia eppure ancora ricca dei fumi delle sue ciminiere peggiori come quelle dell’Ilva.
Da qualche mese si parla molto di Taranto anche grazie al documentario La Svolta. Donne contro l’Ilva, firmato dalla giornalista Valentina D’Amico, che racconta la battaglia di sei donne: Francesca e Patrizia, mogli di operai morti all’Ilva; Vita, mamma di un giovane operaio finito ammazzato sotto una gru nello stabilimento; Margherita, ex dipendete sottoposta a soprusi, mobbizzata, licenziata; Anna, finita sulla sedia a rotelle, e Caterina, mamma di un bambino autistico: malattie diverse, entrambe probabili conseguenze dell’inquinamento.
“L’indignazione. Ecco cosa mi ha spinto ad occuparmi di Taranto, dell’Ilva”, spiega la regista Valentina D’Amico. “Da qualunque direzione ci si avvicini, ci si imbatte in una città violentata. Imponenti strutture industriali sbuffano fumi di tutti i colori che soffocano quartieri, bruciano palazzi, raschiano polmoni. Taranto non è solo l’Ilva certo. È anche Eni, Cementir, Sidercomit… In nome dello sviluppo si è annientata una città, il suo ambiente, i suoi abitanti, la loro salute. Perché allora prendersela solo con l’Ilva? Perché per anni l’Ilva è stata, ed è tutt’ora, Taranto. L’Ilva vanta il primato delle morti sul lavoro in Italia (43 dal 1995 ad oggi) e il primato italiano di inquinamento da diossina (il 92% del totale, l’8% in Europa)”, prosegue la regista. “Se oggi tutti conoscono la tragedia dei sette operai arsi vivi nell’officina della ThyssenKrupp a Torino, troppo pochi conoscono la vicenda dei 180 operai morti (tanti dalla prima apertura dei cancelli nel 1961) e della devastazione ambientale provocati dal terzo stabilimento siderurgico del mondo. Perché? Perché siamo al Sud e al Sud tutto è lecito? Nel 2005 un analogo stabilimento di produzione dell’acciaio è stato fatto chiudere a Genova. E Taranto? A Taranto la maggioranza della popolazione non vuole la chiusura dello stabilimento”.
La fabbrica dà lavoro (sempre meno, giacché si è passati in venti anni da 20 a 13 mila occupati) ma che uccide e mortifica l’ambiente. Il titolo del documentario si rifà a quello del racconto che Francesca Caliolo, una delle donne protagoniste, ha scritto dopo la morte di suo marito, Antonino Mingolla, qui interpretato da Alessandro Langiu.
Dopo la proiezione alla Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Giornate degli Autori, e al Milano Film Festival, il documentario ha iniziato a girare in tutta Italia ed è stato recensito da molte testate nazionali.

Coolclub_leggi l’art. in pdf

 

 

Lascia un commento

Non c'è ancora nessun commento.

Comments RSS TrackBack Identifier URI

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...