Corriere del Giorno: “A Venezia la città che immagina la Svolta”

di MASSIMO CAUSO
VENEZIA – Ci sono volte che non vorresti essere sotto i riflettori, perché magari sai già cosa ti aspetta, cosa dirai e cosa ti sentirai dire. Ma anche il rito fa parte della crescita e allora è di sicuro un bene esserci – essere qui al Lido di Venezia nel pieno della Mostra del Cinema, ancora una volta da tarantini, ancora una volta in cerca di “miracoli” per la nostra realtà che andiamo a raccontare. Sabato sera si parlava di Taranto ma il titolo in cartellone suonava un po’ diverso da quello che ci aveva visti in concorso nel 2003 con Edoardo Winspeare, si parlava de “La svolta – Donne contro
l’Ilva” e risuonava nel segno di un certo orgoglio, della voglia di riscatto, della testa alta contro il destino che ci hanno assegnato. Il bel documentario di Valentina D’Amico veniva presentato nel programma delle Giornate degli Autori, in una serata speciale nella cosiddetta Villa degli autori, a pochi passi dall’Excelsior, vivacissimo punto di ritrovo del cinema (non solo) italiano in questo non troppo vivace Lido veneziano della 67ma Mostra del Cinema.
Una serata speciale per un documentario particolare, che nasce dal contatto pieno e diretto con questioni che a noi sono ben note, e che in realtà sono ormai di dominio comune in tutta Italia: la triste fama ci precede, l’incidenza del siderurgico sulla nostra cattiva salute, i pochi passi che separano le ciminiere più inquinanti d’Europa dalle case dei Tamburi: “Come si chiama quel quartiere che sta proprio ridosso dell’Ilva?”, mi chiedeva un collega pochi giorni fa, ero appena arrivato alla Mostra … “L’ho sentito in tv… Ha un nome strano… Dicevano che i bambini devono lavarsi le mani se hanno giocato per strada, perché c’è la polvere che è velenosa…”. Già i Tamburi!
“La svolta” racconta anche loro, le madri coi figli malati, le mogli coi mariti morti sul lavoro, l’impegno della femminilità che è madre e cerca la vita a tutti i costi in uno scenario che offre lavoro e promette morte. Del film che Valentina D’Amico ha girato assieme a Vittorio Amodio abbiamo già parlato, il passaggio Veneziano di sabato è giusto l’occasione per ritrovarsi qui, sotto i riflettori della Mostra del Cinema, a discuterne ancora, nel cuore di un momento che del resto raccontava non solo Taranto, ma un po’ tutta la Puglia di Nichi Vendola, quella dell’orgoglio, appunto, della voglia di dare segnali forti a noi e a tutto il Paese.
Vendola della serata è stato un po’ l’anfitrione: l’ha introdotta nel segno del cinema pugliese, del lavoro svolto con straordinaria competenza e passione dall’Apulia Film Commission, tra progetti finanziati dal Film Found, Cineporti, Festival… La politica per Vendola è passione dell’immaginario che cerca la strada sempre ardua della realtà: lo sappiamo bene, lo seguiamo con orgoglio per questo, per essere un politico che conosce il valore pratico dell’immaginario, la dimensione reale della cultura, la consapevolezza che per cambiare la realtà bisogna saperne immaginare una nuova: il cinema è tutto questo e l’impegno della sua politica nei confronti del cinema ha un valore molto autentico.
E’ per questo che ieri, mentre eravamo lì per parlare della “Svolta ”, di Taranto, dell’Ilva … ci sarebbe piaciuto sentire anche Taranto presente nel progetto cinema pugliese che Nichi Vendola illustrava. Non solo le ciminiere, le morti bianche, l’orgoglio delle donne che si levano contro l’Ilva, per la nostra Taranto. Ma anche un possibile sogno immaginario per la nostra città, per svincolarsi dal nero dei fumi e pensare a una cultura, un cinema, un immaginario in grado di vedere e rivedere, disegnare svolte nel reale. E’ davvero grave l’assenza (ché tale è, inutile nasconderselo…) di una vera progettualità culturale nelle nostre due amministrazioni locali (il dibattito è in corso proprio in questi giorni su queste colonne), la Provincia e il Comune. E fa il paio, per rimanere in tema di Cinema, con il dato che vede Provincia e Comune di Taranto non
aderire alla Apulia Film Commission, unico capoluogo di provincia della regione a starne fuori, perdendo l’aggancio con un sistema che non è solo economico ma soprattutto ideale, immaginario, culturale. Che tristezza questa Taranto che non sa immaginare…
Grazie allora a Valentina D’amico e Vittorio Amodio, che ci parlano di “Sv o l t a ” e la filmano pure: per dire che fare cinema è un atto politico, di coscienza, di crescita…
Corrieredelgiorno_7sett2010_AVeneziaLaCittàCheImmaginalaSvolta (leggi l’art. in pdf)

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