Terra: Occhi aperti sull’Ilva


Occhi aperti sull’Ilva

di Alessia Mazzenga su Terra del 4 settembre 2010

TEMPI MODERNI. Dopo il successo di ieri di Sofia Coppola con “Somewhere”, oggi a Venezia torna l’Italia con Mazzacurati e il documentario di denuncia di Valentina D’Amico.

Francesca, Patrizia, Margherita, Anna e Caterina sono le mogli e le madri di operai morti nella più grande acciaieria italiana di proprietà di Emilio Riva, condannato nel 2001 per tentata violenza privata e nel 2007 per omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro e violazione di norme antinquinamento. All’Ilva di Taranto che detiene il triste primato nazionale delle morti sul lavoro e dell’inquinamento ambientale la giornalista Valentina D’Amico ha dedicato un documentario, La Svolta. Donne contro l’Ilva, dando voce alle vittime della “fabbrica della morte” che oggi verrà presentato a Venezia nell’ambito delle Giornate degli Autori.

Parliamo della genesi del progetto.
Tutto è nato da un comunicato stampa dei Cobas che parlava della lotta di «4 donne belle», diceva proprio così, belle perché coraggiose nel combattere contro questa acciaieria. La prima cosa che si vede entrando in città sono le grandi ciminiere da cui escono fumi di tutti i colori. Ero già stata al quartiere Tamburi e avevo visto le case con le finestre che si affacciavano direttamente sui camini. Per questo ho voluto conoscere queste donne e guardandole negli occhi ho trovato sofferenza, certamente, ma soprattutto coraggio e forza di volontà per portare avanti la loro battaglia nei tribunali, nelle associazioni. Mi sono convinta che volevo far vedere quegli occhi. Magari, ho pensato, si muove qualcosa.

Ha anche detto, però, che a Taranto esiste una certa rassegnazione.
Non so se è rassegnazione. Ma le persone in effetti a Taranto sono contraddittorie su questo argomento. Parlandone sono tutti contro l’Ilva ma aggiungono anche che non deve chiudere perché hanno paura di perdere il lavoro ed Emilio Riva fa leva su questo. Lo sfruttamento da parte dell’imprenditore deriva dal fatto che la città nonostante tutto vuole la fabbrica perché offre lavoro a 13mila persone..

Che succede all’Ilva di diverso rispetto alle altre industrie italiane?
In realtà questo è un po’ quello che succede in tutte le aziende della grande industria italiana. L’Ilva non ha ancora ottenuto l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia, che prevede che le aziende ricorrano alle Bat, Best Available Techniques, ovvero adottino le Migliori Tecniche Disponibili, le Mtd, al fine di limitare ed eventualmente abbattere tutte le fonti di emissioni nocive nell’ambiente) che è prevista dalla Comunità europea. Oltre all’Ilva in Italia ci sono circa 180 aziende che producono degradando il territorio. Già siamo stati multati dall’Unione europea però le cose continuano allo stesso modo. E Sto parlando di aziende importanti come l’Eni o l’Edison. L’Ilva in più ha questo primato in Italia sia per quanto riguarda l’inquinamento sia relativamente le morti sul lavoro e la particolarità di essere costruita all’interno della città, a ridosso del quartiere Tamburi.

Perché secondo lei di questo enorme problema se ne parla così poco?
Eppure l’arroganza di questo imprenditore che nega l’aumento drammatico dei malati e delle morti per tumore nella città è sotto gli occhi di tutti. Non dobbiamo dimenticare che Taranto è stata dichiarata la città più inquinata d’Italia fin dall’inizio degli anni ’90 ma la questione è rimasta d’interesse regionale, non è riuscita a sfondare i muri dell’informazione. C’è riuscita la ThyssenKrupp con i sette operai morti nel rogo del 2007 che fecero impressione mentre 43 morti in quindici anni sono più diluiti nel tempo e hanno meno impatto ma la situazione è drammatica. Stiamo parlando di due morti l’anno che non è affatto poco.

Quali sono, allora, le priorità da affrontare?
L’inquinamento ambientale che provoca l’Ilva è una delle cose che bisognerebbe risolvere prima. è impressionante, chi non ha mai visto Taranto non può capire. L’incremento del numero dei morti per tumore ai polmoni e alla prostrata, di bambini di 10-11 anni con polmoni da tabagisti, e fino al 50% in 10 anni di casi di bambini malati di autismo è dovuto al forte inquinamento ambientale. Ma non è solo la città di Taranto il problema ne risentono fino al Salento a Lecce e a Bari. Attraverso i fumi ovviamente le sostanze nocive si diffondo un po’ ovunque.

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